giovedì 29 settembre 2011

Mattina presto, e un piccolo dolore

Mi sono sempre svegliata presto la mattina, in questi giorni, qui a Zurigo. Un sussulto, un movimento improvviso ed eccomi in piedi. Ieri, ho trascorso fuori quasi otto ore. Sono esterni sempre perfetti. La gente corre, lavora, si affanna. Io no. Qui non esiste quell'abitudine alla passeggiata senza meta. Di solito c'è una meta. Ho girato per Niederdorf, per gli atelier di artisti visivi, di musicisti, ho scoperto negozi strani, folli, affascinanti, luoghi che non conoscevo e di cui scriverlò più dettagliatamente. Ho parlato con una signora che fa affollati corsi di ceramica, con un liutaio. Una certa zona di Niederdorf,la città vecchia, è una continua sorpresa. Non credevo. E poi sono stata alla libreria francese E italiana e io credevo fosse il posto che cercavo, quella "Libreria Italiana di Zurigo" di cui avevo tanto sentito parlare, dove mi aspettavano. Inveve no, mi sbagliavo, e quanto. Ma per raccontare la libreria ci vuole un capitolo a parte, con la foto e tutto il carico di emozione. E' necessario. Ci sono altre belle librerie qui a Zurigo. Di solito compro qualche libro francese. Ho trovato una scrittrice che mi piace molto, la Ernaux, e, comprandola, mi sono sentita bene, la storia mi somigliava. Ieri sera avrei iniziato a leggere, ma mi sono addormentata, esausta,in questa mansarda della zona "scomposta e viva". Anche il giorno prima mi sono alzata con un sussulto,all'improvviso. Qui, tutto comincia alle otto la gente è già in ufficio, pranzano presto e cenano presto. Poi, essendo la più aperta e metropolitana delle città svizzere, si può fare tutto a qualsiasi ora,naturalmente. In questi risvegli mi avvolgono immagini stratificate, il passato, tanto passato, trascorso qui, la prima volta che arrivai, scoprendo questa città per via della tomba di James Joyce e Canetti, e il non riuscire più a lasciarla, poi, il tornarci, forsennato di certi periodi, qualche stacco, ma un viscerale bisogno di sentirla mia. E so che un po' lo è, ormai.Che lo è stata in tanti modi diverso. Le ho dedicato la "Romanza di Zurigo", il cahier che ha inaugurato la collana, ho ambientato qui il mio prossimo romanzo "Lo Svizzero.Ispirato ad una storia vera", e ho un progetto un'altra storia, una storia dove la Limmat, che ieri ho tanto fotografato, ha un posto importante. Quindi eccomi sveglia.
A masticare il congedo. Che avverrà solo a metà pomeriggio.
A lasciare che le nebbie del sonno si diradino guardando dalla finestra piccole inquadrature di quasta mia città, parziale rifugio, luogo di memorie dolorose, bellissma distesa di acqua e silenzi. A ricordare i luoghi, qui, come il Terrace bar,dove sono tornata, che sono riuscita a fotografare. Una raccoglitrice di "carezze necessarie" abbandonate.Sono stata anche questo.
Il piccolo dolore è dentro di me, e si fa sentire come un morso, al risveglio, oggi.

1 commento:

  1. I vuoti dell'assenza che non trovano spiegazione, perché nulla ha senso e tutto è un andare e un venire.
    Coraggio!

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