mercoledì 2 giugno 2010

Intorno a Francis Bacon



Brani, immagini, microstorie, visioni Quello che non è entrato in Unessential Dublin, quello che si è sviluppato da Unessential attorno e "accanto" a Francis Bacon

Di Sabrina Campolongo

Mi avvicino, non voglio farlo in fretta, alla minuscola porta (i quadri che uscivano di là, tra porta e scale strette, erano tutti graffiati sui bordi) schermata da una lastra di vetro. Lo studio è lì, ogni pennello, ogni barattolo, ogni straccio, ogni bottiglia vuota, centinaia di foto, di pagine strappate a libri e riviste – mediche, molte – e i muri, completamente ricoperti da vernice, muri tavolozza, muri canovacci, tutto al di là del vetro. Vicino eppure intoccabile.

Mi manca di poterne sentire l’odore. Non sposterei nulla, non vorrei spostare nemmeno la polvere, ma poter essere dentro la stanza, sospesa, immateriale, per vedere come la luce che cade a picco dalla finestrella sul tetto si riflette sullo specchio sbrecciato. Come l’alcova di un bordello, lo specchio gli serviva a guardarsi mentre faceva l’amore con la tela, sono sicura.

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