giovedì 17 giugno 2010

Breve riflessione in margine a una presentazione



di Paolo Melissi


Parlare di Metro Milano nella sala delle Carrozze di Villa Marazzi, a Cesano Boscone (praticamente Milano), è stata l'occasione per alcune riflessioni che mi sto portando dietro e su cui mi sono fermato.

Parlavo dei Cahier di Viaggio, della loro “atipicità”, del loro sguardo insolito e originale sui luoghi, spiegando quindi l'idea che sta alla base della collana e, quindi, anche di Metro Milano. Non ero sicuro che questa idea potesse essere recepita subito e facilmente. Un po' ero prevenuto, lo confesso, pensavo che avrei dovuto faticare un po' per far passare certe idee, certi concetti. Grazie anche all'ottimo Fernando Coratelli, che mi presentava, è stato invece facile il sorgere di un contatto con chi ascoltava: osservazioni, immedesimazioni, rispecchiamenti positivi, curiosità. La persone sedute erano non solo incuriosite, ma si ritrovavano in quanto dicevo, in quanto spiegavo loro del libro e dei personaggi che lo abitano, e delle storie che lo compongono.

Mi sono reso conto che la lettura era utile fino a un certo punto, in quel contesto, mentre l'uso della voce, la spiegazione a contatto diretto col pubblico era invece del tutto “vincente”.

Su questi momenti, come dicevo sto riflettendo tutt'ora. La momentanea conclusione che porto è questa: un libro, un Cahier soprattutto, uno “strano” libro dedicato a una città costituisce un'occasione preziosa: stabilisce (fuor di retorica) un ponte, un'occasione per riconoscerci persone, accomunate da sentimenti, sensazioni, paure, difficoltà. Se siamo cittadini, se condividiamo uno spazio comune, beh, le pagine di un libro e la voce usata per dire la vita di una città stabiliscono un cortocircuito virtuoso. Un riconoscimento. Piccole “guarigioni”.

Ho in mente che, dopo, finita la presentazione ho visto persone sorridenti, direi contente, che sono venute a salutarmi per il piacere di farlo.

3 commenti:

  1. Un riconoscimento piccole "guarigioni", bello. Mi piace molto il modo in cui Paolo Melpunk guarda la realtà.

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  2. Anche a me piace, ha un bello sguardo sulle cose. Il libro gli somiglia.

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  3. grazie considerevolevalore, e a te francesca

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