lunedì 10 maggio 2010

Diario da Berlino




(stralcio da una lettera d’amore)

di SOTERA FORNARO

«… e siccome non posso carezzarti, allora regalo le mie carezze alla città.

E il lungofiume ferito, sarà la schiena su cui lascerò traccia del mio respiro. Sarà qui che ripercorrerò i tuoi dolori, sarà qui che accenderò le tue gioie. E ti immagino, fantasma d’ assenza, creatura adorata del mio amore di parole per te – qui, affacciata sul canale placido e verde bosco, musica in sottofondo ed il cuore pulsante e oscuro del metrò, sotto di noi; il ritmo dei vagoni rumoroso, senza tregua, oltre la notturna soglia, arriva attutito, qui sul ponte, e ci ricorda il luogo e il tempo dove siamo.

Se ti immergi nel silenzio, invece, torni a quando i pescatori al tramonto tiravano le reti, nelle umili case tornando alla luce di lanterne; e nella macchia d’olio del sole incendiato, i signori coi bastoni discutevano di filosofia e musica.

La signora esiliata dal tiranno, proprio qui, nella primavera del 1804, cercò invano la sua Parigi lontana, e di lenire l’angoscia della morte, in un luogo eventuale. Ma Berlino – scrive – è lo specchio della austera Prussia, facciate di mattoni piccoli come le fabbriche, città virile, terra d’ufficiali. Qui gli uomini discutono di guerra, e non si lasciano distrarre dalle donne. Senza le donne – annota ancora nel suo diario– senza di loro, però, non vi è delicatezza, non purezza. Berlino era una città troppo moderna, priva di passato e di femminea grazia. Senza Muse. Proprio qui si affacciava la donna viaggiatrice, Madame de Stael, respinta dalla sua patria, malata di solitudine, rimpiangendo la Senna. Si affacciava al ponte, passeggiava e respirava la polvere del selciato, s’incamminava, lungo il fiume, verso il castello, e non s’accorgeva che i giovani signori tedeschi la adoravano, solo non sapevano e non sanno di francesi galanterie e lei, donna filosofa, li intimidiva ancor di più. Berlino troppo nuova e in attesa, allora. Città senza inquietudini, allora, per un inquieto, distratto cuore.

Qui, proprio qui, vorrei intrecciare le mie dita gelose alle tue, qui stasera al tramonto Berlino è romantica, qui dove fu scritta un’altra lettera: «Penso molto a Virginia – il che compensa tante cose – e ho amato enormemente Virginia in questi ultimi tempi, sul serio – in modo intenso, assente (assente per la distanza, voglio dire) – come una marea che giunga a riempire molti spazi vuoti.» (14 marzo 1928) Qui passeggiava, anch’essa dilaniata dalla nostalgia, e dalle sue lettere-vicinanze, Vita Sackwille-West. Nella sua valigia per Berlino, aveva portato soprattutto Virginia. Io ho portato te, lo sai.

Qui dove i bombardamenti non ebbero neanche un attimo di consapevole pietà, qui aspetterei che ti nasca un sorriso, una moneta nuova di zecca, un sogno che ha appena spiccato il volo, incerto come le foglie dei tigli al vento dell’ est, pungente, splendido come la vigile antenna di Alexanderplatz, arancio di sole coi suoi crateri, e già l’agguato di luna, specchio di raggi rifratti, specchio di un desiderio osato, di una disperazione lieve, di un’ inevitabile assenza, di….»


LA FISCHERINSEL (l’ ‘isola dei pescatori’), E’ UNO DEI QUARTIERI PIU’ ANTICHI DI BERLINO, E DIVENNE IL CUORE DELLA BERLINO ILLUMINISTA, CHE RUOTAVA ATTORNO AL FILOSOFO FRIEDRICH NICOLAI. NELL’HOTEL STADT PARIS, IN QUESTO QUARTIERE, SOGGIORNO’ ANCHE MADAME DE STAEL. COMPLETAMENTE DISTRUTTO DAI BOMBARDAMENTI, IL QUARTIERE FU RICOSTRUITO SECONDO I CRITERI DEL SOCIALISMO REALE. MA OGGI HA RECUPERATO PARTE DEL SUO ORIGINARIO FASCINO, E’ UNA CICATRICE STORICA DALL’IMMENSO, CONTAGIOSO, ROMANTICISMO. LO SCORRERE DEL FIUME E’ LA SUA MUSICA.

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