mercoledì 5 maggio 2010

Diario da Berlino 5




di SOTERA FORNARO

Omaggio a Herta Müller, Nobel per la letteratura 2009.
(Romania 1986. Regime di Ceausescu)

Ortiche, sterpi, erbacce dappertutto.

La strada non c’è più, sepolta dall’incuria.

Fisso con attenzione le piante incolte, foglia per foglia, le evito con i miei passi.

Cautamente, per la solita via, tachicardia, via ingoiata dall’erba selvaggia.

E’ sera: le corolle si chiudono per la notte. Si nascondono.

Il buio, immenso rassicurante nascondiglio per ogni cosa.

Camminare sulla strada nascosta dall’erba, tra fiori nascosti, nascondendomi a mia volta.

Caldo o freddo, indosso un vestito abbottonato, chiuso sino alla gola. Caldo o freddo, stivali allacciati sino al ginocchio.

Sotto il vestito, dentro gli stivali, carta, carta scritta.

Cammino incerta con la corazza di carta scritta.

Su me porto quel che ho di più prezioso.

So, lo so con certezza, che entrano in casa, in mia assenza. Lievi, senza fare rumore. Cercano prove, tracce della mia non fedeltà allo Stato. Perquisiscono per dimostrare la mia opposizione. La mia casa stuprata. Violenza invisibile. La respiri, ma non la puoi toccare.

Non ho ceduto, ho detto ‘no’ e la pago.

Mi hanno interrogato. Sino a che sono svenuta. Poi mi hanno lasciato andare, con sorriso sarcastico: ‘è assai peggio – mi han detto.- Vedrà cosa significa convivere con la paura’. E’ assai peggio, è vero. Il mondo diventa prigione. La libertà un profumo di pane appena sfornato, se hai fame.

Sono su una corda non tesa, su un pozzo senza protezione.

Stanno cercando, in questo istante, nei cassetti, con le loro affannose mani, rovisteranno tra i miei libri. Sento i loro respiri trattenuti. La fretta. Dettagli che scompaiono: un libro sottolineato, un souvenir da Parigi trovato al mercato, una cartolina, un ritaglio di giornale – tracce, tracce del loro terrore, tracce della mia paura. Tracce di un fantasma di tradimento. Tracce di me disseminate perché segugi ansiosi le raccolgano. Non sanno, che io ho il mio scudo, ed il mio tesoro addosso.

Ogni volta che esco di casa ho indosso il mio vestito di carta scritta.

Sulla via, nascosta dall’erba, via di corolle nascondiglio di segreti, anch’io sono nascondiglio che cammina.

Un rifugio per la mia carta inchiostrata.

E mentre cammino, ripeto a memoria poesie altrui. Corti i versi, corto il respiro, passi corti.

E mai voltarsi.

Le poesie sono facili da imparare, hanno rime, hanno immagini.

E’ durante una dittatura che si capisce quanto la poesia sia una maniera per com-muoversi, e con una scossa alle emozioni ci si può distrarre dall’abituale angoscia che dà il controllo costante, continuo dello Stato. Un’ angoscia quotidiana alla quale non ci si può abituare.

Qualcuno mi insegue? Qualcuno mi spia?

Ripetere, ripetere a memoria poesia.

Salvarsi.

Devo fuggire. Devo andar via. Berlino non è lontana.

Paura, ho paura mentre attraverso il sentiero nascosto, mentre recito nella mente versi brevi, mentre con le mani nervosamente tocco la carta sotto il vestito, la faccio scricchiolare, mi accerto che c’è, e vado avanti a passettini, per non sciuparla, per non rischiare si strappi - sarebbe strapparmi la pelle.

Gli uomini che hanno paura sono affamati di sentimenti.

La loro vita è violata; solo alla poesia, che turbina nella mente, che torna nella memoria, non si possono porre divieti, non si tracciano limiti.

La poesia supera tutto ciò che è proibito. In poesia si può pensare quel che non possiamo nella realtà.

Ripeto a memoria. Nel silenzio della notte all’inizio, nel respiro pesante, impaurito, urlano i versi ripetuti a memoria. Versi non miei. Li rubo.

Loro sono a casa mia in questo esatto momento, lo so.

Non troveranno nulla, almeno stavolta.

Ma fino a quando?

Devo fuggire, andare via – Berlino non è lontana.

Intanto: ripetere a memoria, intanto.

Versi rapaci, affondano le unghie nei sentimenti.

Versi artigliati al cuore.

Non voltarsi, il segreto. Mai voltarsi. Andare.

Con la corazza di carta scritta. Col segreto che si può lacerare.

Fuggire.

Berlino non è lontana.


(Nel 1987 la scrittrice riuscì a fuggire nella Germania occidentale, e da allora si chiama Hertha Müller. Vive a Berlino, nel quartiere di Pankow)

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