martedì 27 aprile 2010

Diario da Berlino 3



di Sotera Fornaro

Antigone di Bertolt Brecht al Berliner Ensemble, 25.4.2010
a. Davanti al monumento a Brecht.

Credo all’immortalità del teatro. E’ il sacro rifugio di chi ha serbato nel fondo delle tasche la sua fanciullezza, e ha continuato a giocare con lo stesso cuore bambino sino alla fine della vita (da Max Reinhardt)
Buonasera signor Brecht; non La disturberemo, Lasci che ci sediamo come quando eravamo ragazzi qui a terra, nella polvere, ai piedi del Suo monumento di bronzo.

E’ placido il Suo profilo, signor Brecht, i suoi occhi lampeggiano ironia persino in una statua; cosa pensa, signor Brecht, guardando il fiume? Chi arriva da Monbijouxplatz vede in prospettiva la Sua figura imponente e tranquilla, seduta: in secondo piano l’entrata in penombra, finestre ad archi rotondi, del teatro. Chi aspetta, signor Brecht? Ha un appuntamento con la Storia?

Buonasera, signor Brecht, di fronte a Lei brulica la stazione di Friedrichstrasse, sul ponte vicino un violinista dispensa armonie, i ristoranti sul fiume si riempiono, passano battelli con i megafoni a indicare ai turisti la Sua statua e il Suo teatro, Berliner Ensemble, inaugurato il 19 novembre 1892 con l’ Ifigenia in Tauride di Goethe, il dramma che con l’anima cercava i greci lidi.

Anche noi, signor Brecht, stasera cerchiamo Lei e con l’anima mediterranee sponde. Am Schiffbauerdamm il sole si rifrange in squame di pesce sulle mille e mille increspature dell’acqua.

Buona sera signor Brecht, l’avrebbe mai detto che Berlino sarebbe stata questa Berlino? Berlino senza muri in un tramonto di primavera, piedi sull’erba lungo le sponde, latte macchiato con la cannuccia a lato delle sedie a sdraio, giocolieri dai cappelli colorati, folate di vento come coriandoli sul cemento, sera di pallida luna incipiente, timida e pallida, luna sedotta e languida, promette di colmarsi e di esplodere presto nella sua solitudine.

Buona sera signor Brecht, siamo venuti a trovarLa in questo luogo sacro, la mobile insegna rotonda del Berliner Ensemble è un faro, la sua cornice rossa da lontano un elemento del paesaggio; fu qui che l’ Opera da tre soldi, nella prima del 31 agosto 1928, è stato uno tra i più grandi successi nella storia del teatro. Poi scese il buio, un immenso mantello nero di buio sull’ Europa; e l’esilio americano, signor Brecht, lo ricorda? Nel 1944 il teatro fu chiuso, dopo un periodo di parole vuote e censurate. Poi, signor Brecht, le macerie.

Ma il teatro sopravvisse alla Storia sgretolata: come nell’ Atene antica, il teatro è del popolo (da voi e da noi nasce un NOI di pace / perché questo teatro resti! – Lei ha scritto).



b. Antigone, per esempio.

Buona sera signor Brecht, stasera si recita l’Antigone, un dramma duro, crudele, un assassinio, un dramma sulla guerra, sull’amore, sulle generazioni, sull’amore di sorelle, e soprattutto sui paradossi del potere; non è un dramma scritto da Lei, signor Brecht, viene da lontano, da un mondo ormai inattingibile eppure contemporaneo: dal mito. Lei lo sa bene cos’è il mito: uno strumento per dire, per comunicare, un linguaggio. Il mito parla, significa, quando si è raggiunta la soglia dell’inesprimibile.

442 a.C., teatro di Dioniso, Sofocle vince il primo posto nell’agone con la tragedia Antigone. Ma c’è bisogno di spiegare, Lei lo sa bene, signor Brecht, il pubblico non sa e se sa ha dimenticato, e ricorderemo anche noi, insieme a Lei, stasera. Ci spieghi, dunque, cosa narra il mito di Antigone, tremendo di violenza ed inumanità.

Una sorella vuole seppellire il fratello morto in guerra, un fratello traditore della patria, e le è proibito: ma lo fa ugualmente, e non teme di essere giustiziata dal tiranno disumano che impone la legge dell’oltraggio ai morti. Antigone, la sorella: con un lieve strato di polvere onora il cadavere, la scoprono, la catturano, l’imprigionano, il tiranno ordina di rinchiuderla per sempre nel buio della roccia, ma Antigone si salva ugualmente, uccidendosi. Il tiranno, invece, va in rovina: il proprio figlio, promesso sposo di Antigone, si ammazza sulla tomba di lei. Ismene, la sorella remissiva e ‘femmina’, che aveva rifiutato di aiutare Antigone, resterà prigioniera per sempre nella sua colpa. La moglie del tiranno, ombra silenziosa, sceglierà la morte quando saprà del figlio. Questa è la favola raccontata da Sofocle, 442 a.C. ad Atene.

La tragedia greca gronda sangue e conflitti familiari e sangue e amori dissipati e sangue e amori sulla soglia dell’invisibile Ade, il regno dei morti.
c. Antigone a Chur.

Signor Brecht, siamo qui per ascoltarLa, per capire modello di cosa è la Sua Antigone.

Nel 1948, all’indomani della catastrofe, Lei, Signor Brecht non è ancora in Germania, ma in Svizzera, appena di ritorno dall’esilio con Helene Weigel: arriva senza riflettori nella stazioncina di Chur, a due ore da Zurigo. Non c’erano reporter al binario, nemmeno un giornalista. Va a piedi all’ Hotel ‘Stern’, per parlare di teatro, di quel che può significare, del suo pubblico, della sua possibile produttività. Chur: tutt’altro che una cittadina di sinistra, tutt’altro che rifugio d’artisti d’avanguardia, eppure la pagano. Il sovrintendente del teatro, incontrato per caso a Zurigo, Le ha promesso dei soldi. E allora si va a Chur.

Un paese svizzero dal senso comune, foreste ed aria di montagna. Una città di clienti fissi nelle birrerie, contadini e sciatori dal dialetto oscuro. Nemmeno un vero teatro: un cinema riadattato, da film di second’ordine. La città del minimo da cui ricominciare. Tabula rasa.

Il teatro europeo ricomincia da Chur, cittadina in Svizzera con un centro storico medievale, in cui Lei, signor Brecht, si aggira la sera con i suoi giovani attori e beve e fuma il sigaro. Con Lei lo scenografo, Caspar Neher. Niente di più lontano di Chur del cielo greco di Atene. Niente di più lontano dalla tragedia dagli alti coturni. Della Grecia, nella sua Antigone, non resta nemmeno l’ombra della colonna di un tempio. Ricomincia il teatro, ricomincia dalla sua nudità, ricomincia dal gesto. Non la scenografia, ma il gesto deve svelare il carattere dei personaggi. Lei torna al mito prima del mito stesso: quando la parola non è ancora racconto, signor Brecht. Per liberare il mito da chi l’ha sporcato, l’ha usato, ha piegato la follia di Dioniso a inaccettabile trasgredire i limiti dell’uomo per mostrare la volontà di potenza.

Lei, signor Brecht, a Chur cerca un modo perché il teatro mostri la realtà, ma la realtà che ha intorno sono rovine, rovine e ancora rovine: non solo la casa è stata distrutta, non esiste nemmeno più il posto dove sorgeva. E allora bisogna trovare uno modo per ricominciare, e non si può che ricominciare dagli antichi, si cerca in Grecia la bussola che guidi fuori dalla confusione disperante dopo il Nazismo: Lei ha scelto Antigone, signor Brecht, per l’attualità e le analogie col Suo presente.

1948: la prima rappresentazione nella svizzera Chur. Gli attori costretti al gesto, al suo controllo. Al battere delle palpebre, al muovere delle dita. Tutto nel gesto conta, come in un incontro d’amore. Il gesto è rappresentazione. Il gesto è linguaggio. Quando le parole non servono più o non ancora, ritorna e resta il gesto. Teatro anno zero. Ma il pubblico ha bisogno di capire. Il pubblico non sa e va istruito.



d. L’Antigone di Brecht.

Tutto va insegnato, e non ha senso un teatro che non sia didattico. Ed allora lei scrive un prologo per spiegarci: qui c’è Antigone, la principessa; lì Creonte, il tiranno di Atene, suo zio. Creonte conduce una guerra inumana, ma sarà distrutto dalla sua stessa guerra. Dal non aver considerato i diritti inalienabili del proprio popolo schiavizzato. Questa è la Sua lettura della tragedia antica, signor Brecht: la caduta di un Führer che ha calpestato il proprio popolo. Vittima, Opfer, è la parola guida della Sua Antigone, signor Brecht. ‘Vittima’ è Antigone che si uccide per non venir meno alla propria umanità; ‘vittima’ sono i due figli maschi del tiranno, uno morto in guerra, l’altro suicidatosi per amore di Antigone ma anche per non aver saputo convincere il padre ad ascoltare il popolo; ‘vittima’ il soldato fedele, l’esecutore degli ordini del tiranno a costo della propria vita; ‘vittima’ il tiranno stesso, la cui guerra vittoriosa era solo una magnifica illusione e una immensa bugia della propaganda; ma la maschera cade: arriva la disfatta, arriva con tutta la sua follia, l’estasi e l’ansia di vendetta dell’esercito avverso. Il nemico è alle porte. Resta solo sangue, insanguinate vesti e mani, ferite disseminate: eppure i vecchi del popolo seguono anche in exitu il loro Führer, incapaci di scegliere, nel suo estremo viaggio verso la follia. Il tiranno perde, in fin dei conti. Ma tutto un popolo ha perso insieme a lui.

Questa è la Sua Antigone politica, signor Brecht, la storia di una guerra distruttiva finita in disfatta totale. La storia di una follia che è tante follie insieme. La storia di tutte le guerre. La storia di tutte le ribellioni: Antigone, la terrorista. Dove era il popolo tedesco? Come, pieno di amarezza servile e rassegnata, il popolo di Goethe e Schiller poté fingersi cieco pur vedendo il fumo dei camini di Auschwitz, come poté affidarsi alla felice convinzione che il Führer li avrebbe salvati? – Come è stato possibile allora, signor Brecht? E potrebbe essere possibile adesso, di nuovo?

e. L’acqua salata del potere.

Chi cerca il potere, beve acqua salata, non può sopportarlo e deve bere ancora. Non sono né la prima né l’ultima vittima – dice la Sua Antigone, signor Brecht, e lo dice ai vecchi che la ascoltano con totale indifferenza: le girano le spalle, e il tiranno isterico le urla: Ci vuoi divisi, così come il nemico. Antigone, la terrorista contro lo Stato. Antigone, terrorista a ragione, o a torto?

Ci minacciate sempre così, voi che dominate, e noi vi portiamo vittime, sino a che la città non cada nelle mani dei nemici, resa schiava e debole. Chi piega il dorso non ha occhi che per la terra, e sarà la terra che lo inghiottirà – ancora Antigone. Piegare il dorso, la schiena. Impedirsi di guardare. Volto sulla terra, nella terra. Nessuno ha più pietà di nessuno. Per chi si sacrifica allora Antigone? Perché si oppone al tiranno se nessuno ne condivide le ragioni? Antigone, l’estrema solitudine. Una scia d’eco da lontano, quasi incomprensibile: Anti-gone, ‘colei che è nata al posto di qualcun altro’. La nata per sbaglio. Vittima di chi, se non di se stessa? I vecchi le voltano le spalle, e lei va a morire. Da sola.

Opfer in tedesco vuol dire ‘vittima’ e ‘sacrificio’. Un popolo portato sull’altare di un dio tiranno per essere sgozzato. La mia patria non è lì dove ho piegato la schiena, urla la Sua Antigone. Anche Lei signor Brecht ha trovato una patria dove non era necessario inchinarsi (a un potere, a un’idea, a un Nessuno)? Nella Sua patria Lei mai piegò la schiena? E noi signor Brecht? Dobbiamo cercare ancora? Qual è la patria dove non si deve piegare la schiena? E quanti invece han dato le spalle, e tuttora le danno per incuria, paura, perché non vogliono vedere? Antigone, derisa, lapidata dall’ironia, aghi d’acqua le sue lacrime, vigliacco chi non ascolta la donna che sa e vede, che avverte e compiange loro che vivono. Quasi una santa, si direbbe.

Signor Brecht, Lei ha evitato nella Sua Antigone la parola ‘destino’. Ma la santità dell’uomo, la purezza fino alla morte, l’enigma inspiegabile dell’ideale, del sacrificio, della croce, tutto ciò, signor Brecht, non ha potuto evitarlo, nella maledizione di una donna fragile e votata a morire: Patria, da te sono giunte disumane cose. Diverrai perciò polvere e cenere. E voi, ragazze, se qualcuno vi chiede di Antigone dite: l’abbiamo vista fuggire nella tomba. Antigone o l’impotenza. Lei scrive, signor Brecht, nella sua prosa staccata e densa, prosa da pensare, prosa non didattica, prosa contraddittoria del suo stesso voler dire: Nell’Antigone la violenza si spiega dall’insufficienza. L’elemento umano elementare, se troppo oppresso, esplode. E porta tutto nel caos ed ogni cosa alla distruzione. Antigone, l’esplosiva. Se ne ricorderà Ulrike Meinof, quando imbraccerà il mitra in nome degli oppressi dallo Stato capitalista.

Terribile per i terribili, spaventosa per chi diffonde spavento, orribile per chi sparge l’orrore, Antigone appartiene alla categoria dei Senza dubbi, di chi decide e porta alle estreme conseguenze la sua decisione. Antigone è l’ abbandonata, che ha terrore della morte, ma ancora di più di una vita senza dignità. Resistere per evitare la vergogna di noi stessi. Questa la forza della ragazza Antigone, che si sposa con il fratello in un incesto di sangue, rifiutando la vita. Ma l’amore scompare del tutto dal Suo dramma, signor Brecht; troppo femmineo, troppo poco virile per generare rivoluzione. L’amore, signor Brecht, per Lei è una debolezza, e per questo ha amato e tradito allo stesso modo tutte le Sue tante donne: non sono state vittime forse del Genio, tiranno anch’esso? Lei crede esista solo la tirannia della guerra? Della politica? E la parola? E la scrittura? E l’intellettuale del sistema che detta le leggi del successo, dell’editoria, dello spettacolo, è forse meno tiranno, adesso – specialmente adesso?

Lei ci lascia in una notte di domande, signor Brecht, e lascia alla Sua Antigone il peso intollerabile della coerenza: Non hai lasciato che i potenti / passassero oltre, non ti sei mai uguagliata / ai confusi, né mai/ hai dimenticato l’oltraggio e sul loro crimine/ non crebbe più l’erba. Salut! Così Lei riverisce Antigone, signor Brecht, nel 1948.

Noi stasera, domenica berlinese di ogni tenerezza, 25 aprile 2010, uscendo dalla sala di prove del Suo teatro dove il dramma è stato nuovamente messo in scena, non ci sentiamo consolati dalla ferrea, nuda volontà della ragazza sacrificata.

Noi vogliamo, signor Brecht, un’ Antigone fragile, un’Antigone che ama e rimpiange le nozze mancate, un’Antigone che ha cuore di sorella straziato. Noi siamo stanchi, signor Brecht, di vittime del potere e contro il potere. Siamo stanchi di ragazze che si lasciano esplodere in nome di una causa. Lei è morto nel 1956, signor Brecht. Dodici anni dopo, per queste stesse strade di Berlino, c’è chi è stato picchiato a morte perché opponeva l’amore alla guerra e all’oppressione.

Noi rivogliamo l’Antigone greca, signor Brecht.

Antigone che sommessamente dice: Non per odiare, ma per amare io esisto.

13 commenti:

  1. man mano che leggevo sentivo il bisogno di vedere la fragilità di Antigone, la sua umanità, la sua normalità...da dove viene una forza simile?
    come può venire oggi una forza simile ad una ragazza fragile, umana, normale?
    grazie per queste pagine Sotera...CONTINUI A SOLLECITARMI RIFLESSIONI...anche sul mio lavoro..che non ritengo ancora concluso...

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  2. Stupendo, letto due volte, il finale è straordinario, forse è vero che il terreno del mito consente a passato e presente di guardarsi negli occhi. Nell'Antigone di Sofocle c'era già ogni cosa, credo anch'io, c'era la mancanza di alternative di chi non può fare scelte diverse come non può negare ciò che è. La semplice grandezza dell'umanità.
    Nemmeno l'Antigone di Anouilh, che mi piace più di quella di Brecht, è all'altezza di quella Antigone fragile senza doverlo dichiarare, forte senza doverlo sbandierare.

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  3. ricordo - come in una lenta, ipnotica, antica sarabanda, che avevo in testa, mentre osservavo - Antigone - l'unica rappresentazione di 'una' antigone, devo ammettere, cui ho assistito in vita mia - lentamente portarsi fuori dal mito - mi è sembrato naturale - dall'ambito del non posso dire dove e quando, lentamente e rassegnatamente ritrovarsi dove nulla è cambiato, lentamente spogliarsi, commiato di donna, lentamente darsi al buio, condanna di uomo
    erano 'voci', così le chiamasti, le voci per raccontare Antigone e quel 'buio della violenza'.

    LHC di Ginevra è un gigantesco e mirabile dispositivo, il velodromo, dove l'uomo può fantasticare o anche realmente e, presumo seriamente, tentare di far correre ciò che può creare l'infinito.

    che infinito mi apre invece questo mio trovarmi concretamente e casualmente in un diario,online (!) di Berlino, in una sua terza parte e in questo dialogo tra autori che si incunea dolorosamente nella mia ignoranza (?/!)

    Altre volte ti avrei risposto che esageri e che voi studiosi, anzi tu, ti arrovelli la testa, vuoi leggere nel mondo e nelle cose degli uomini la lezione mai imparata. con pessimismo giudicare, con pessimismo vedere tutto tragedia senza mai, però, avere la soluzione.
    ecco, così sono come uno stolto pretendente a tagliare il traguardo nella corsa perfetta degli adroni nel LHC

    ora ti dico un'altra cosa.
    mi son fermata sul diario, ho letto anche le prime due parti, ma questa terza. questa terza è la corsa di due adroni imperturbabili

    mi son dovuta fermare sul tuo 'il mito parla, significa'. ti riconosco, tanto mi sei stata estranea nelle parti precedenti, e qui invece ti ho riconosciuta. ecco, il segno che lascia il mito. accidenti.
    non credo che il segno lo lasci la guerra mitica mitizzata o fatta storia, la guerra, della guerra ne puoi parlare, la vedi ogni giorno, sai perfettamente e maledettamente che c'è, che è tua, che la fai tu, che ti aiuta e giustifica nel calpestare, violentare, privare, la guerra, la guerra è anche un gioco, ci passi su, cambi canale, ci ritorni

    c'è un altro segno, sì, quando il racconto ha superato la soglia dell'inesprimibile. tu riesci a dire di quel segno, per favore?

    ovviamente non posso andare oltre nel toccare i punti del tuo dialogo con Brecht. mi son dovuta fermare al cancello del mito, che per me basta, la misura mia è stata colta.

    vedo però che manca un punto a questo terzo capitolo di diario. manca un punto: perchè Antigone resti e sia quella del mito, e sia come le mille Antigoni che non hanno voce, e sia come la tua Antigone di Berlino

    manca un punto e credo che tu non l'abbia voluto scrivere, coscientemente. e mi viene paura che anche tu...
    anzi gli intellettuali, abbiano preso paura di dire ancora una volta cosa è quel segno dell'inesprimibile. mi viene paura che non ce lo vogliate più dire se ancora voi lo conoscete

    io vengo dall'inespresso non nobile, dalla massa di chi è talmente contratto che non potrà mai esplodere, per nessun motivo, comando, reazione o ideale. mi aspetto che, nel punto che sarà, si racconti ancora della realizzatrice solitaria, del non puoi dire dove e quando, delle leggi non scritte che stracciano logiche materiali
    anche sommessamente, non importa, ma anche sommessamente

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  4. Maria Elena: spero proprio che il tuo lavoro non sia finito! Ti attendono altre Antigoni (una espressionista,tra poco,sorpresa), anche con altri nomi. Sabrina: il post per me era troppo lungo,e mancano degli elementi comunque importanti per capire come l'Antigone di Sofocle sia di Atene nel V sec. e quella di Brecht di Berlino nel 1948 - analogo discorso per Anhouil. Ma discorso che continueremo, anche con altri miti. Catrosstig: il tuo 'commento' è un post, esige risposta a parte. Solo: non credo alla parola 'intellettuale' per molte ragioni, 'studioso' si, ma in senso molto concreto e non nobilitante. La massa non è mai contratta, Brecht lo sapeva e lo voleva, e non solo lui: e vi sono diverse modalità di esplosione, quella 'solitaria' è la più pericolosa (e come sai quella in cui io intimamente più credo). I segni dell'inesprimile sono tanti. Come anche quelli del riconoscersi. Il mito che significa è nella tradizione mitteleuropea (non prussiana!) nella quale anche mi riconosco. Ma non solo. E a Berlino, come forse vedrai se la curatrice del blog è d'accordo, mi riconosco anche nella techno che unisce generazioni e letteratura. Comunque grazie per la lettura. Un amico germanista mi ha detto di scrivere 'Herr Brecht'. Che ne pensate?

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  5. Pensavo ai fili che uniscono, ed eccone apparire alcuni. Seguivo i racconti di Maria Lai dalla montagna di Ulassai e, senza saperlo, li intercettavo nei tuoi e nella notte di una Berlino che non ho mai visto.
    Sono le donne che portano l'Arte. Le Fate delle Domus de Janas che aprono la porta all'infinito.
    Antigone che osa strappare il nastro dalla bocca del silenzio e per questo merita la morte.
    Provo a immaginare una nuova Antigone che nel salotto bisunto di Vespa dice pubblicamente al nano truccato che non se ne puo' piu' dei suoi processi taroccati, del suo dominio mediatico, bancario, industriale, editoriale, anche dei corpi delle donne usati per le sue masturbazioni.
    Immagino la sua gogna successiva, senza appello, con opposizione che si spella la lingua per dire che Antigone ha esagerato e non e' piu' tempo di tragedie greche.. e che questa e' una democrazia, non il seppellimento della democrazia/fratello che Antigone si appresta a fare, col suo sacrificio.

    Dalle divagazioni a "nastro", dai fili di Maria, ne prendo uno che trovo adatto per te e che ti dedico:

    .
    Maria Lai

    Rita

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  6. C'e' chi nasce con una particolare esigenza: di essere fuori dal mondo, di non rispondere a tutte le leggi che governano la societa'. E scopre, lentamente, che qualunque affetto gli e' proibito. E inizialmente si sente condannato. Quando hai capito questo, pero', sei salvo. Quando hai capito che non essere di qualcuno e' essere universali, essere piu' vasti.
    Allora e' la felicita'.
    Maria Lai

    Rita

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  7. "C'e' chi nasce con una particolare esigenza: di essere fuori dal mondo, di non rispondere a tutte le leggi che governano la societa'. E scopre, lentamente, che qualunque affetto gli e' proibito. E inizialmente si sente condannato. Quando hai capito questo, pero', sei salvo. Quando hai capito che non essere di qualcuno e' essere universali, essere piu' vasti.
    Allora e' la felicita' ".
    Maria Lai

    Rita

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  8. Grazie Rita. Tu non conosci (ancora) la notte di Berlino. Io la montagna di Ulassai l'ho solo sfiorata. Maria Lai, è una donna che sa. Non so quanti lettori di questo blog la conoscono. Chi non la conosce, non sa quel che perde, e bisognerebbe spiegarglielo,non trovi?

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  9. Sotera cara, che bella sorpresa!, dopo tanto...!!! , è magnifico, superbo, commovente!; così diverso dal tuo Filottete che ho amato profondamente, e così TUO. Così profondo, così stratificato nella stessa competenza e sapienza a cui ci hai abituati, e ... così Personale. Così delicato, in punta di dita mentre affonda il coltello. Una prosa d'arte, un mémoire intimo, un cahier che viaggia tra "poesis facta est quae philologia fuit"!. Ha una scansione poetica (mentre lo leggevo spontanea veniva la versificazione), è un poema serale berlinese, sul teatro, sull’anima, sulla tua grande anima, sulla vita e sull’amore. E’ un essay d’autore su Brecht, Sofocle, la Grecia, la storia, la contemporaneità e il mito. Sul novecento e soprattutto su un’Attualità non ancora scritta("Lei crede esista solo la tirannia della guerra?"))): per paura...?, cecità...?, debolezza...? (o solo Amarezza e Rassegnazione come il popolo tedesco?). Tu, Antigone dell’ ”Estrema solitudine”, hai saputo scriverla per tutto un popolo di lettori che dovrà leggerti. 25 aprile 2010: data di Liberazione. Hai liberato Antigone dalla secolarizzazione politica, dalla Opferbereitschaft novecentesca del potere e le hai restituito l’antica, tragica poesia di colei a cui tutti danno le spalle. “ Derisa, lapidata dall’ironia, aghi d’acqua le sue lacrime ...”. Estrema solitudine. No, per fortuna non l’hai resa neppure una santa. L’hai liberata anche dalla Croce. L’hai inchiodata alla tragedia, così ieri come oggi: “QUAL’E’ LA PATRIA DOVE NON SI DEVE PIEGARE LA SCHIENA”? Le hai reso l’antica DIGNITA’. Estrema solitudine.
    Brava, continua!! che tutti ti leggano che tutti si accorgano che un talento degno della migliore saggistica adelphiana, ma di natura Antigone viaggia in internet. E ..... sentiamoci (P.S.ci volevi tu per farmi rispondere per la prima volta a un blog).

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  10. Sotera cara, che bella sorpresa!, dopo tanto...!!! , è magnifico, superbo, commovente!; così diverso dal tuo Filottete che ho amato profondamente, e così TUO. Così profondo, così stratificato nella stessa competenza e sapienza a cui ci hai abituati, e ... così Personale. Così delicato, in punta di dita mentre affonda il coltello. Una prosa d'arte, un mémoire intimo, un cahier che viaggia tra "poesis facta est quae philologia fuit"!. Ha una scansione poetica (mentre lo leggevo spontanea veniva la versificazione), è un poema serale berlinese, sul teatro, sull’anima, sulla tua grande anima, sulla vita e sull’amore. E’ un essay d’autore su Brecht, Sofocle, la Grecia, la storia, la contemporaneità e il mito. Sul novecento e soprattutto su un’Attualità non ancora scritta("Lei crede esista solo la tirannia della guerra?"))): per paura...?, cecità...?, debolezza...? (o solo Amarezza e Rassegnazione come il popolo tedesco?). Tu, Antigone dell’ ”Estrema solitudine”, hai saputo scriverla per tutto un popolo di lettori che dovrà leggerti. 25 aprile 2010: data di Liberazione. Hai liberato Antigone dalla secolarizzazione politica, dalla Opferbereitschaft novecentesca del potere e le hai restituito l’antica, tragica poesia di colei a cui tutti danno le spalle. “ Derisa, lapidata dall’ironia, aghi d’acqua le sue lacrime ...”. Estrema solitudine. No, per fortuna non l’hai resa neppure una santa. L’hai liberata anche dalla Croce. L’hai inchiodata alla tragedia, così ieri come oggi: “QUAL’E’ LA PATRIA DOVE NON SI DEVE PIEGARE LA SCHIENA”? Le hai reso l’antica DIGNITA’. Estrema solitudine.
    Brava, continua!! che tutti ti leggano che tutti si accorgano che un talento degno della migliore saggistica adelphiana, ma di natura Antigone viaggia in internet. (P.S.ci volevi tu per farmi rispondere per la prima volta a un blog).

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  11. ..eh, pure a me ci volevi tu Sotera per farmi entrare in un blog e in un mondo - quello classico - nel quale non mi destreggio. Cosi' mi sento da un lato sperduta, quasi intimidita, ma dall'altro incuriosita dal nuovo che mi porta. Ci sono fili che riemergono dalla memoria come fiumi carsici, si intrecciano con nuovi fili e mi conducono verso nuove esplorazioni. Cosi' l'esplorazione di aspetti della mia terra attraverso Maria Lai, che ho iniziato per presentare la Sardegna ai miei ospiti internazionali per la mia imminente festa di dottorato, mi portano in qualche modo a te. Guarda questo video quando ne avrai modo, e invito anche gli altri a farlo. http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=188859
    Io l'ho gia' "sentito" un paio di volte ma mi sembra di doverci ritornare. Lo faccio anche mentalmente. Non e' solo su una donna artista sarda, ma e' sulla poesia e sull'esser poeta del mondo. E ci trovo aspetti di te, di me, della tua Antigone.
    Sono consapevole di essere fuori rispetto al tuo colto blog, di dottrina e acume (;-) ma non mi sento tale rispetto alla scia del tumulto emotivo che tracci e su cui mi incanalo, come foglia sull'acqua, sorridente e disarmata.
    Ti abbraccio

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  12. ti scrivo presto

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  13. ...Antigone, che si sposa con il fratello in un incesto di sangue, rifiutando la vita....immagine quanto mai veritiera...e cruda, crudele.....quanti, oggigiorno, sarebbero disposti a questo?quanti fratelli, quali fratelli riesce a vedere nella Germania sopravvissuta al muro materiale, ma non a quello interiore?

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