venerdì 27 novembre 2009

Lugano e l'impermanenza




L'idea originale era Berna, poi abbiamo cambiato. Sia io che mio figlio amiamo la Svizzera e ci concediamo questi viaggi, a volte insieme, a volte no. Questo passaggio a Lugano è avvenuto qualche settimana fa, eppure sembra. Sembra ancora da venire. Sembra ancora un'idea, una cosa da accarezzare, una destinazione, una mappa. L'avevamo programmata, voluta, ripetuta fra noi nei dettagli, la nostra giornata a Lugano, con acquisti, gita nel parco, sul lago, visita alla bella mostra su Corpi, Automi, Robot. Senza dormirci. Non potevamo, per ragioni varie. A me i week end quando non dormi via di solito sembrano un po' monchi e soprattutto se sono con mio figlio o con persone che amo mi sembra che mi si stia defraudando del tempo.
In questo caso, il lago nella sua quieta, suprema immobilità mi ha fatto sentire, sì, defraudata del tempo, perché abbiamo trascorso una bella giornata, così bella che il tempo ha preso la solita rincorsa. Adesso so che a nulla vale inseguire. Lugano resta fiera, a cornice del lago, ci torneremo. Ma il tempo della programmazione, del viaggio, della condivisione, dei sorrisi, del ginocchio che mi faceva male e non volevo perché non mi sottraesse nulla di quel momento con mio figlio, QUEL tempo di QUEL giorno non tornerà. Ho smesso la lotta che da giovane fiera portavo avanti contro l'impermanenza del tempo, questo mangiarmi crudele monconi di vita, bocconi di piacere condiviso, momenti di benessere perdente. L'ho smessa. Si perde e basta. Si vive l'istante con la massima intensità possibile. Il problema è che a volte ti travolge. Che sai. Non rimarrà fermo. Il figlio viaggerà sempre meno con me, le cose assumeranno forme diverse. Non è un male. Per questo mi aggrappo al lago. Il lago appare, illusoriamente, immobile. Preciso. Allora torno al momento presente, mangiamo bene, comperiamo il cioccolato per amici golosi e per casa, noto che la città è piena di orologi sotto i portici eleganti. La mostra è strana, fa riflettere entrambi,e comincia a piovere, proprio appena usciti. Così, il dispiacere di partire viene in parte lenito. Che altro fare. Non è vero, niente lenisce questi attimi che sono già ricordi, la loro troppo veloce sparizione, l'oblio che incalza. Fotografo sperando di. Di? Fermare, bloccare,stoppare. Non lo so. In macchina, tornando, commentiamo la mostra e cambiamo i franchi rimasti alla frontiera.

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