sabato 17 ottobre 2009

Tierra sin dueno di Martin Trebino (terra senza padrone)



Di Martin Trebino

"I mapuche senza la terra non sono nulla, essi quindi lavorano la terra non nella logica dell' accumulo, a differenza del latifondista".
Marcelo Garay, esperto ricercatore cileno dei popoli aborigeni.

Quando Francesca Mazzucato gentilmente mi ha invitato a pubblicare il mio testo e le mie fotografie sul blog che gestisce, ho subito colto un' interessante opportunità per condividere un concetto che, consciamente o inconsciamente, mi accompagna sempre durante i miei viaggi.

Di solito consideriamo la fotografia come un modo per registrare i momenti che viviamo durante i viaggi, i paesaggi e le emozioni che suscitano in noi, gli edifici di rappresentanza, ci mettiamo in posa vicino a manifesti o punti di riferimento, cerchiamo insomma di avere dei ricordi o di immortalare momenti fuori dal comune. Ma esiste un concetto che cambia lo sguardo del fotografo di viaggi e cambia in realtà, , se tenuto presente, anche il viaggiatore:

Le persone appartengono alla terra, la terra non appartiene alle persone

Questa idea è una parte fondamentale della visione del mondo di alcune popolazioni indigene della Patagonia,la terra appartiene alle persone come agli animali, alle piante e alle rocce. I Mapuche nascono, vivono e muoiono con questo modo di sentire e considerare le cose ben preciso dentro di loro, quindi non dedicano il tempo della loro vita all'accumulazione di beni, tesi ad ottenere dalla terra solo il necessario di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Scattare foto partendo dalla nostra visione del mondo di viaggiatori occidentali, si riassume nell' atto incompleto di registrare il nostro passaggio per i siti turistici , come visitatori, nella maggior parte dei casi anche in qualità di ospiti. Ma inevitabilmente incorporare il concetto di appartenenza dei Mapuche ci pone in un luogo diverso, ci pone sopra la terra, come parte di essa: mi trovo sulla stessa terra dove crescono i pascoli che nutrono le pecore su cui misurare l'esposizione, la stessa terra che offre la vita per l'albero che viene in foto, lo stesso cielo in cui ho scelto di schivare alcuni punti. Una visione che a prima vista sembra un po' romantica, ma dopo la maturazione, respinge ogni coinvolgimento naif.

Smettiamo di essere visitatori per trasformarci in abitanti di una terra che non riconosce divisioni arbitrarie o qualunque attribuzione di proprietà.

La terra e ciò che accade su di essa è il grande oggetto fotografico, , la grande opera d'arte, terra che dove vivono di lavoro i quattro amici che si riuniscono per "sistemare il mondo" quando scendono le tenebre, la terra che offre i suoi frutti alla venditrice del mercato, la terra nella quale è piantata nel profondo la bandiera Mapuche, la terra che denuncia alcune pratiche irresponsabili di uomini che credono di poterla possedere per una somma di denaro.

Per maggiori informazioni:

- http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-130681-2009-08-27.html

- http://meli.mapuches.org / IMG / doc / Cosmovision_mapuche_-_Grebe__Pacheco_y_Segura.doc

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Por Martín Trebino

“Los mapuches sin la tierra no son nada, entonces ellos trabajan la tierra y no lo hacen en la lógica de la acumulación, a diferencia del latifundista.”
Marcelo Garay, investigador chileno experto en pueblos originarios.

Cuando Francesca Mazzucato me invitó gentilmente a publicar mis textos y fotografías en el blog que dirige, vi inmediatamente una oportunidad interesante para compartir un concepto que conciente o inconcientemente, utilizo en algunos de mis viajes.

Generalmente incorporamos a la fotografía como una forma de registrar los momentos que vivimos durante los viajes, paisajes que nos conmueven, construcciones representativas, nosotros posando ante carteles o lugares emblemáticos, registros que intentan inmortalizar un momento que sale de lo cotidiano. Pero existe un concepto que cambia el ojo del fotógrafo viajero, en realidad, cambia al viajero:

Las personas pertenecemos a la tierra, la tierra no pertenece a las personas.

Esta idea, constituye parte fundamental de la cosmovisión de algunos pueblos originarios de la Patagonia, las personas pertenecen a la tierra al igual que los animales, las plantas y las rocas. Los Mapuches nacían, vivían y morían con este concepto encarnado, es decir que no dedicaban ni un momento de sus vidas a la acumulación de bienes y por lo tanto obtenían de la tierra solo lo que necesitaban para subsistir.

Tomar fotos, en nuestra cosmovisión de viajeros occidentales, se resume al incompleto acto de registrar nuestro paso por los lugares turísticos, como visitantes, en la mayoría de los casos ni siquiera como invitados. Pero indefectiblemente la incorporación del concepto Mapuche sobre la pertenencia nos coloca en un lugar diferente, nos ubica sobre la tierra, como parte de ella; me encuentro parado sobre la misma tierra en la que crecen las pasturas que alimentan a la oveja sobre la cual mido la exposición, la misma tierra que ofrece vida al árbol que entra en cuadro, el mismo cielo debajo del cual elijo sobreexponer unos puntos. Una visión que a primera vista parece algo romántica, pero después de madurar, descarta toda implicación naif.

Dejamos de ser visitantes para comprometernos como habitantes de una tierra que no reconoce divisiones arbitrarias ni asignación propietaria alguna.

La tierra y lo que ocurre sobre ella es el gran objeto fotográfico, el gran objeto de arte, la tierra que obra de sustento para los cuatro amigos que se reúnen para “arreglar el mundo” cuando cae el sol, la tierra que ofrece sus frutos a la vendedora de la feria, la tierra en la que está firmemente enterrada la bandera Mapuche, la tierra que denuncia algunas irresponsables prácticas de los hombres que creen que pueden poseerla por una suma del dinero.

Más información:

- http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-130681-2009-08-27.html

- http://meli.mapuches.org/IMG/doc/Cosmovision_mapuche_-_Grebe__Pacheco_y_Segura.doc

1 commento:

  1. Le fotografie sono di una bellezza incredibile, e anche il testo. Spero di trovare in questo spazio interessante altri contributi del fotografo argentino che le ha scattate.
    Tony

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